Se risaliamo la Val Varatella., che, da Borghetto S.S. conduce a Toirano per salire poi verso Carpe e Bardineto, da una parte, e Balestrino dall’altra, non possiamo non soffermarci su quest’ultima località, racchiusa, tra i verdi monti dell’Appennino Ligure.
Tra tutti i paesi, difatti, che abbelliscono questa parte dell’entroterra savonese, Balestrino è senz’altro uno dei più suggestivi, ricco di antiche tradizioni e di ricordi che esprimono, attraverso la loro storia e leggenda, la virtù e la fierezza dei suoi abitanti.
Tra villette di recente costruzione, appare in alto, saldo e maestoso, il Castello ancora dominante il vecchio borgo. Il paese è aggrappato a spirale intorno alla rocca sulla quale il Castello venne costruito nell’odierna struttura da Pirro II Del Carretto. Solo Lui (il Castello) rimane solidamente ancorato alla roccia, mentre tutto il vecchio paese è stato abbandonato nel 1962-1963 a seguito di fenomeni franosi. Anche le sue mura ed i suoi bastioni dai quali si aprono le ferritoie , ancora visibili.

Si sa per certo che tre antiche nobiltà si succedettero nel governo di Balestrin

o (il cui nome deriva da "balestra" arma bellica romana).

Tra esse, la più recente, fu quella dei Marchesi del Carretto, che ne tennero la loro signoria dalla seconda metà del 1400 sino al 1800; discendevano dalla celebre famiglia marchionale delle Langhe e del Monferrato i cui illustri capostipiti furono Aleramo I e Adelasia (la quale diede il nome alla città di Alassio) figlia di Ottone I Imperatore. Prima di questa vi fu, dal 1200 al 1450 circa, quella dei Conti Bava, piemontesi che usurparono le terre e l’antico castello (i cui ruderi rimangono ancora nella frazione Bergalla, e si fecero eleggere Signori di Balestrino nel 1100 circa, ed infine quella più antica, religiosa e civile dell’Abate Benedettino di monte S. Pietro in Varatella che ne ebbe la sovrana investitura da Carlo Magno dopo un periodo di dominazione longobarda. Delle due prime Signorie rimangono rare vestigia. I monaci che, all’inizio del VI secolo, evangelizzarono e civilizzarono queste valli con l’uso dell’aratro, eressero le prime chiese come quella di S. Calocero nella frazione Bergalla, di S. Mauro in località Fossato e quella di S. Giorgio di stile romanico primitivo, nella quale ultimamente durante i lavori di restauro, sono venuti alla luce importanti e bellissimi affreschi, che ricordano nel colore e nello stile, i mosaici dell’arte Bizantina.
Quando i monaci furono costretti ad abbandonare queste terre a causa delle prepotenze e delle invasioni dei feudatari limitrofi e si ritirarono a vita claustrale nell’Abazia di monte S. Pietro, apparve la potestà dei Conti Bava, dei quali poco si conosce. Vissero modestamente occupandosi più che altro di agricoltura. L’ultimo rappresentante di questa stirpe, Federico Bava, vendette in più riprese i suoi diritti feudali su Balestrino ai Marchesi del Carretto di Zuccarello. Solo di questi ultimi (la cui dinastia si estinse nel 1954 con la morte dell’ultimo discendente avvocato, commendatore Domenico) si conoscono con certezza i nomi e le alterne vicende che li videro protagonisti durante i lunghi anni della loro signoria, che si estese da Savona a Finale Ligure fino alla piana di Albenga e dell’entroterra albenganese fino alla zona delle Langhe in Piemonte, confinanti a tratti col ducato di Savoia con la Repubblica di Genova. Antenati illustri di tale casata, che nel 1500 ottenne da Massimiliano I, la regolare investitura del marchesato di Balestrino, furono Bonifacio di Monferrato che capeggiò la crociata proclamata da Papa Innocenzo III, Alice di Savoia ed Enrico I, anch’egli valoroso crociato. Nel 1509 i feudatari si stabilirono nel castello, eretto sulla roccia del “Castrum Balestrini” un tempo posizione avanzata delle legioni romane che sorvegliavano l’antica via del sale e del ferro, la quale, oltrepassando il monte Sambuco, portava in Piemonte.
Si tramandano, nel susseguirsi dei secoli, storie e leggende sul castello e sui suoi abitanti e anche sul fiero comportamento dei balestrinesi nelle lotte per salvaguardare la loro libertà e la loro indipendenza, sia contro i feudatari prepotenti, sia contro le truppe straniere di occupazione.
Si sa che il 16 marzo del 1561, Pirro II, figlio del Marchese Antonio, fu trucidato nel suo letto assieme alla “druda” Catina Barba, una plebea di Monesilio (monesi) dalla quale aveva avuto due figli e che col suo lusso e le sue stravaganze aveva irritato la popolazione.
Dopo il delitto, il castello fu assalito e saccheggiato, e i balestrinesi ribelli, ripararono con le famiglie, nella vicina Toirano.
Ma a parte questi foschi episodi, i discendenti di Pirro II, incominciando dal figlio Giò-Antonio, Marchese di Bardineto e di Bossolasco, governarono con giustizia e resero il feudo rispettato e temuto.
A Giò-Antonio, successe il terzogenito Enrico II e dopo di lui, divenne Signore di Balestrino, Ottaviano I che sposò Bianca Costa, unica erede dei Conti di Garlenda, Conscente, Lengueglia, Paravenna e S. Onorato, paesi che gli portò in dote.
Ottaviano I fu un munifico Signore. Abbellì il castello ed il paese, facendo erigere anche una nuova chiesa parrocchiale, quella di S. Andrea. Gli succedettero Donato I e Ottaviano II che fondò l’ospedale, la prima stamperia, e decretò moneta propria. Si può dire che quello fu il periodo aureo di Balestrino che era divenuto un feudo operoso e indipendente, superando in benessere ed organizzazione tutti i paesi vicini.
Purtroppo, dopo pochi anni nel 1795, il castello ed il borgo furono assaliti dalle truppe francesi ed il Marchese Giò-Enrico IV, fu costretto a ritirarsi a Genova dove rimase fino al 1814.
Solamente nel 1850 Donato III fece ricostruire il castello avito nella superba struttura che si ammira tuttora e suo figlio Vittorio, che sposò la Marchesa Cambiaso di Genova e fu deputata al Parlamento subalpino, cercò di riportare il paese all’antico benessere, curando con giustizia e libertà gli interessi del popolo. Egli lasciò erede il figlio Domenico morto nel 1954, col quale la dinastia si estinse.
 

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la navigazione. Utilizzando il sito si intende accettata la Cookie Policy. Vi preghiamo di leggere la ns. documentazione * Cookies *.

Accetto i cookies da questo sito / I accept cookies from this site